Carlo Piola Caselli
Il card. Carlo Francesco Caselli (parte prima)


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     Stranamente, la sua firma non compare nella decisione della prestigiosa confraternita di Santa Maria del Gonfalone, detta anche della Domus Magna, ma forse è per discrezione, venendo incaricato in quella seduta suo nipote, l’arch. Giuseppe, che ne è anche priore, di abbattere la vecchia chiesa e di costruirne una nuova. Domenico è stato per molti anni, con Calliano, membro influente e combattivo di essa, addomesticando la contessa di Murazzano, litigiosa confinante, di cui fanno parte anche Damiano e Bartolomeo Caselli, raduno anche di mercanti ed artigiani alessandrini e non, ma ormai è sul viale del tramonto. Incarica suo figlio, il sacerdote in cattedrale Vittorio Amedeo, di recarsi a Torino a recuperare un capitale, che aveva prestato vent’anni prima, al conte Carlo Maria Stortiglione, di 9.500 lire, che sta per essere confiscato, per i guai in cui si è cacciato costui, rischiando la pena di morte, commutata in detenzione a vita dalla clemenza del sovrano, avendo spacciato biglietti regi falsi. Tanto per farci un’idea dell’entità del credito, sappiamo che l’impegno di abbattere e ricostruire la chiesa della confraternita era di 6.000 lire!
     Nella chiesa di S. Maria della Cerreta a Castelferro è conservato il contratto autografo di Domenico, per la costruzione dell’altare, da lui disegnato, realizzato dallo scultore Bernardo Giudice, di Saltrio, nel 1760.
     Come agente del marchese Pallavicino, solo un accenno, d’epoca, ma veritiero, considerati i grandi interessi dei Caselli per le cave del circondario. Di Domenico si conservano anche un rilievo del monastero di Santa Chiara (1737), un progetto di sistemazione della Gambarina Vecchia (1738), oggi in parte atterrata, documenti relativi alla vecchia cattedrale per commissione del march. Ghilini (1748) e al Palazzo della Città (1759). (10)

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(10) G.I. DE PIAGGIA, Ibid..